Questione di mele?

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Steve Jobs e il frutto del peccatoLa recente morte prematura di Steve Jobs, fondatore della Apple, è stata vista da tutti come la perdita di un genio assoluto dell’informatica. La maggior parte di noi ha in casa o usa uno dei prodotti della creatività di Steve Jobs e del suo staff: un computer Macintosh o un iPod, un iPhone, un iPad, iTunes… Tutti affascinati dalla mela morsicata. Già, la mela. Il Corriere della Sera in questi giorni annuncia l’uscita di un libro su Steve Jobs e lo fa con uno slogan il cui riferimento dovrebbe essere chiaro a tutti: Tutto iniziò con una mela. Era successo solo un’altra volta.

Di che mela si sta parlando, oltre che di quella dell’azienda di Cupertino? Sono tante le mele famose, da quella che sembra essere caduta in testa a Newton, a quella avvelenata di Biancaneve. Ma il riferimento è ovviamente alla mela del giardino dell’Eden, che troviamo nel libro della Genesi. Ma è proprio così?

La mela viene universalmente usata come simbolo della tentazione. Una mela morsicata vuole dire che la tentazione è stata consumata, che abbiamo ceduto ad essa. Ma perché proprio una mela? La Bibbia parlando del frutto dell’albero da cui l’uomo non doveva mangiare, non specifica assolutamente di quale frutto fosse, come possiamo leggere in Genesi:

“Dio il SIGNORE prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. Dio il SIGNORE ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai» … Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete”». Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male». La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò.” (Genesi 2:15-17; 3:1-6).

La tradizione che identifica nella mela il frutto dell’albero proibito nasce quasi certamente dalla traduzione della Bibbia in latino (detta ‘Vulgata’, del IV secolo d.C.). Nel brano della tentazione, parlando dell’albero della conoscenza del bene e del male, la Vulgata ha bonum et malum, dove malum (come aggettivo o, come in questo caso, come accusativo di malus) significa ‘male’. La parola malum significa però anche ‘mela’. Questa falsa associazione di idee (malum ‘male’ – malum ‘mela’) è entrata a far parte dell’immaginario collettivo, grazie soprattutto alle rappresentazioni artistiche del Medioevo e del Rinascimento, ma anche attraverso opere letterarie, come per esempio il poema biblico-religioso di John Milton ‘Il paradiso perduto’ (1667).

Anche collegare il morso della mela con l’atto sessuale è frequentissimo e del tutto arbitrario. Dio aveva detto: “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.” (Genesi 2:24), per cui l’atto sessuale era previsto ed incoraggiato all’interno dell’unione tra un uomo e una donna e quindi non poteva assolutamente essere collegato al mangiare il frutto proibito.

Oggi è soprattutto la pubblicità ad usare in questa maniera distorta la storia dell’entrata del peccato nel mondo. Una storia finita tragicamente. Il racconto all’inizio della Genesi ci parla di un rapporto diretto del Dio creatore con l’uomo, di doni infiniti messi a disposizione dell’uomo (tutti i frutti di “ogni albero del giardino”) e di un solo piccolo divieto (il frutto di un solo albero). Dio ha fatto l’uomo libero di scegliere. Una risposta di ubbidienza, di amore verso il proprio creatore, può essere vera e sincera (come di fatto deve essere) solo se spontanea e quindi in seguito ad una libera scelta, anche fra alternative diverse. Il morso a quel frutto, altro non ha voluto dire che la scelta fatta dall’uomo fu quella di non aver posto fede alle parole di Dio, di aver rifiutato i suoi doni, per scegliere invece di ascoltare e seguire chi lo voleva sviare e ingannare. Una storia che si ripete, costantemente.

Niente mele quindi, almeno per quello che riguarda il frutto del peccato. Quanto invece Steve Jobs, nel fondare la Apple, abbia voluto collegare il nome e il logo alla ipotetica “mela” del giardino dell’Eden, è ancora tema di discussione.
Non è comunque il cedere alla tentazione di comperare un prodotto Apple che cambierà la nostra vita spirituale (attenti però a non fare di Steve Jobs un “dio”!), quanto piuttosto la scelta, continua e quotidiana, che la maggior parte delle persone fa nel rifiutare l’offerta di Dio, per seguire quelle di ogni imbonitore/serpente che incontra sulla sua strada.

Attenzione quindi a quale frutto stiamo dando un morso!