Giovanni 3:3

Gesù gli rispose:"In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio".

 

1 Pietro 1:3

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella Sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

 

2 Corinzi 5:17

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

 

Seconda domanda: Perché Dio non si degna di farmi avere la fede nonostante lo abbia chiesto a lungo?

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La fede è il mezzo indispensabile per entrare in relazione con Dio: “Ora senza fede è impossibile piacergli, poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano.” (Ebrei 11:6). Se, come abbiamo detto, la fede salvifica non è un dono dato indiscriminatamente da Dio a qualcuno e non ad altri, allo stesso tempo non è nemmeno qualcosa che si chiede. Non troviamo mai nella Bibbia un passo in cui qualcuno chiede a Dio di donargli la fede. Nemmeno i discepoli di Gesù hanno mai chiesto quella fede, ma semmai di vederla crescere (“dissero al Signore: «Aumentaci la fede!»” - Luca 17:5), così come fa il padre di un bambino (“«Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità»” - Marco 9:24). Persone che già credevano (fede salvifica), ma che sentivano il bisogno di vedere rafforzata la propria fede davanti a situazioni particolari.

Abbiamo detto che la Parola di Dio è il mezzo principale usato da Dio per far nascere la fede nelle persone (Romani 10:17). Una fede che nasce quindi da un messaggio letto e/o predicato. Un messaggio che annuncia la persona e l’opera di Gesù. È guardando al Cristo presentato nella Bibbia che la nostra fede prende corpo: “fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.” (Ebrei 12:2a). È sempre la Bibbia che ci parla dell’opera di Gesù, fatta affinché possiamo porre la nostra fede in essa, sia che si tratti di sue profezie (“Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono… Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate.” - Giovanni 13:19; 14:29) o di opere miracolose o di qualunque altro dei suoi numerosi “segni” (“ma questi [segni] sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.” – Giovanni 20:31).

Ma allora, quali possono essere gli impedimenti alla nascita della fede in noi, in ognuno di noi? Vediamone alcuni:

1. Visto che la fede nasce dall’ascolto o dall’annuncio della Parola di Dio, il primo ovvio impedimento è quello del mancato ascolto: “Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci?” (Romani 10:14).

Per poter credere in Dio, nel Gesù della Bibbia, dobbiamo avere la possibilità di leggere il suo messaggio, di ascoltarlo. Ecco perché le ultime parole di Gesù prima di salire in cielo riguardarono proprio l’annuncio della Parola: “E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Marco 16:15). Parleremo in un prossimo articolo della sorte di coloro che non hanno potuto sentire questo messaggio.

2. Il secondo punto riguarda una scelta personale, cioè il rifiuto di ascoltare: “Se uno volge altrove gli orecchi per non udire la legge, la sua stessa preghiera è un abominio.” (Proverbi 28:9).

Questo versetto ci ricorda che noi possiamo anche chiedere a Dio di parlarci, di rivelarsi, di darci qualcosa, ma se rifiutiamo di ascoltare quello che ha già detto, se non vogliamo ascoltare la sua rivelazione scritta, se non ci interessa sapere quello che ha già indicato affinché possiamo fare nostri i suoi doni preziosi, ecco che la preghiera stessa è qualcosa di abominevole.

Se vogliamo sapere come funziona un apparecchio elettronico, leggiamo il libretto delle istruzioni. Sarebbe ridicolo prendercela con l’apparecchio o con il suo costruttore perché, non avendo voluto leggere le istruzioni, non riusciamo a capire come funziona. Uno può anche andare avanti a tentativi personali, ma poi, di fallimento in fallimento, corre il rischio si stancarsi e di lasciar perdere.

3. Il terzo punto riguarda l’ascolto superficiale o solo intellettuale: “Poiché a noi come a loro è stata annunciata una buona notizia; a loro però la parola della predicazione non giovò a nulla, non essendo stata assimilata per fede da quelli che l’avevano ascoltata.” (Ebrei 4:2).

Qui abbiamo uno degli apparenti paradossi del messaggio di Dio: per credere dobbiamo… credere! Se vogliamo che la Parola di Dio produca quel frutto che è, in primo luogo, far nascere la fede in noi, dobbiamo porre la nostra fiducia in quella stessa Parola. Se ci arrendiamo ad essa e al suo meraviglioso messaggio di salvezza, sarà lo stesso Spirito Santo che l’ha ispirata a convincerci sempre più, a far si che la comprendiamo sempre meglio, che crediamo sempre di più in essa.

4. Il quarto punto riguarda l’opera di opposizione del diavolo e la spi egazione ce la fornisce la parabola del seminatore: “Or come si riuniva una gran folla e la gente di ogni città accorreva a lui, egli disse in parabola: «Il seminatore uscì a seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono. Un’altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non aveva umidità. Un’altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme ad esso, lo soffocarono. Un’altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno». Dicendo queste cose, esclamava: «Chi ha orecchi per udire oda!» … Or questo è il significato della parabola: il seme è la parola di Dio. Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati. Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità. E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono e portano frutto con perseveranza.” (Luca 8:5-8; 11-15).

Qui ci viene detto che il diavolo non ci impedisce tanto di pregare, ma vuole impedirci di ascoltare la Parola di Dio o portarla via dal nostro cuore prima che questa porti frutto.

La fede, una scelta

Se Gesù finì il suo periodo sulla terra, dopo aver dato la sua vita in sacrificio, spingendo alla predicazione del vangelo, cioè del buon annuncio della salvezza, allo stesso modo la sua predicazione iniziò con lo stesso appello: “«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».” (Marco 1:15). Sono decine e decine gli appelli del Nuovo Testamento a credere, ad avere fede: “«Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia».” (Atti 16:31). Questo atto viene visto come qualcosa di consapevole, frutto appunto di una libera scelta personale. Allo stesso modo quindi, come abbiamo visto, ci si può anche rifiutare di credere: “… i Giudei che avevano rifiutato di credere… alcuni si ostinavano e rifiutavano di credere” (Atti 14:2; 19:9). Ed ecco perché il Signore può ben dire: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna; chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita” (Giovanni 3:36).

L’appello a credere, l’invito ad arrendersi all’amore di Dio, è scritto nella Parola di Dio da millenni, come anche il rifiuto di molti: “Poiché così aveva detto il Signore, DIO, il Santo d’Israele: «Nel tornare a me e nello stare sereni sarà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza». Ma voi non avete voluto! … ho parlato loro ed essi non hanno ascoltato… li ho chiamati ed essi non hanno risposto”».” (Isaia 30:15; Geremia 35:17).

Anche Gesù fu turbato da questo costante rifiuto portato avanti nel corso dei secoli: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Matteo 23:37), al punto tale che si pone questa inquietante domanda per il tempo del suo ritorno: “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»” (Luca 18:8).

Forse Paola, e i tanti come lei, non hanno mai considerato la cosa sotto questi aspetti. Forse si aspettavano una rivelazione soprannaturale, un’esperienza mistica che li avrebbe fatti all’improvviso credere su basi diverse da quelle spiegate e previste nella Scrittura e quindi a chiedere qualcosa che Dio ha predisposto di dare in altro modo, a tutti coloro che lo desiderano. Da questo fraintendimento nasce la delusione: «Perché Dio non si degna di farmi avere la fede nonostante lo abbia chiesto a lungo?»

Il nostro caldo invito non è quindi quello di chiedere la fede che salva, ma di far nascere e crescere quella fede attraverso l’ascolto, la lettura della Parola di Dio, lasciandosi travolgere dal traboccante amore di Dio, arrendendosi a Lui, piegando le proprie ginocchia al suo cospetto. Il Signore è vivente e lancia ancora una volta il suo accorato appello, come quello rivolto al dubbioso e titubante Tommaso: “non essere incredulo, ma credente!” (Giovanni 20:27), certi che “colui che viene a me, non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37).

Ti trovi qui I dilemmi sulla fede e le risposte della Bibbia Seconda domanda: Perché Dio non si degna di farmi avere la fede nonostante lo abbia chiesto a lungo?