Giovanni 3:3

Gesù gli rispose:"In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio".

 

1 Pietro 1:3

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella Sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.

 

2 Corinzi 5:17

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

 

E adesso Signore, che si fa?

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Dare un senso alla disperazioneSono queste le parole rivolte a molti parenti delle vittime del terremoto che ha colpito, principalmente, alcuni comuni del Lazio e delle Marche, dal vescovo di Ascoli Piceno. Già, Signore, che si fa davanti a morte e distruzione, davanti a vite, ricordi, beni, spazzati via in pochi secondi?

Nella Parola di Dio troviamo numerosi invocazioni, disperate, gridate verso Dio, davanti a tragedie personali o di popolo, a ingiustizie o cataclismi. Spesso l’invocazione è introdotta da “fino a quando?”, come nel Salmo 13: 'Fino a quando, o SIGNORE, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?' (Salmi 13:1) o nel Salmo 94: 'Fino a quando gli empi, o SIGNORE, fino a quando gli empi trionferanno? Fanno discorsi arroganti, tutti i malfattori si vantano. Schiacciano il tuo popolo, o SIGNORE, e opprimono la tua eredità. Uccidono la vedova e lo straniero, ammazzano gli orfani. Dicono: «Il SIGNORE non vede, il Dio di Giacobbe non se ne preoccupa».' (Salmi 94:3-7).


Le tragedie non sembrano avere mai fine, le cronache ci elencano il quotidiano rito di disgrazie, di guerre, di omicidi. Molto sappiamo, molto di più ignoriamo, perché non coperto dai principali mezzi di comunicazione. Dolore, indignazione, commozione verso situazioni a noi più o meno lontane. Ma poi, quando questo tocca a noi personalmente, la nostra pesona, i nostri cari, il nostro paese allora ovviamente tutto diventa assolutamente reale, a volte troppo reale, da sconvolgerci totalmente.

Le reazioni di ognuno di noi possono essere ovviamente molto diverse e nessuno, pur condividendo magari la stessa tragedia, può veramente immedesimarsi nella situazione altrui. Troppo personale il dolore, troppo personali le relazioni in cui si è coinvolti, troppo personali le situazioni pregresse e presenti, per poter dire ‘ti capisco’ e essere sicuri che si stia vivendo la stessa esperienza nello stesso identico modo.

In questo immenso dolore personale passa anche, sempre e comunque, il pensiero verso Dio. Anche negli atei, anche negli agnostici. Davanti ad un dolore come quello provato dai sopravvissuti ai propri cari morti in una tragedia come quella sotto ai nostri occhi in questi giorni, o davanti alla perdita di tutti i beni materiali di una vita, una preghiera o un grido, una supplica o una bestemmia escono dal cuore di chi vive quei momenti.

Che si fa ora Signore? Fino a quando… continuerà il mio dolore, continuerà la morte a sopraggiungere improvvisa e spietata, continueranno gli speculatori a giocare con le nostre vite, … fino a quando? Come faccio ora Signore a raccogliere i pezzi della mia vita e provare a ripartire?

La risposta è intima e personale. Quello che è certo è che se invochiamo il Signore, se proviamo ad ascoltarlo dalle pagine della sua Parola, una risposta arriverà.

Elia, uno dei più grandi e potenti profeti di Dio, si trovò deluso, abbattuto e minacciato, anche dopo aver dedicato buona parte della sua vita al servizio per Dio. E scappò, scappò nel deserto, lontano da tutto e tutti, affranto e col desiderio che quella sua vita finisse. Prima Dio manda il suo angelo per rinfrancarlo fisicamente. Ma quello era solo l’inizio, l’affrontare l’emergenza dei bisogni corporali. Il dolore di Elia continuava dentro di lui.  E Dio si manifestò a Elia, che era nel buio della sua disperazione, nascosto dentro un spelonca di roccia: Dio gli disse: «Va’ fuori e fermati sul monte, davanti al SIGNORE». E il SIGNORE passò. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al SIGNORE, ma il SIGNORE non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma il SIGNORE non era nel terremoto. E, dopo il terremoto, un fuoco; ma il SIGNORE non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un mormorio di vento leggero. (1 Re 19:11-12).

Era così che Dio voleva manifestarsi a Elia. È così che si manifesta a tutti coloro che, nella loro disperazione, affidano la propria vita, o quello che ne rimane, a Lui. Come ha fatto ad Elia (vedi versetti successivi) anche a noi darà un senso al nostro soffrire e un nuovo obiettivo di vita.

Non cercate quindi Dio oggi nei monti schiantati e nelle rocce spezzate, non cercatelo nel terremoto o nel fuoco distruttore. Cercatelo nel  mormorio di vento leggero, in quel suono dolce e sommesso con cui Dio vuole consolare i vostri cuori.

Da parte nostra, le nostre preghiere e il nostro abbraccio. E una Bibbia in regalo a tutti coloro che hanno desiderio di ascoltare la voce di Dio.

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